La Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera (DDC) ha appena terminato la prima fase del suo progetto Soccorritori volontari di prossimità (SVP), relativo alle province di Sefrou e Moulay Yaâcoub. Una cerimonia di chiusura è stata organizzata, mercoledì presso le rispettive sedi delle province di Sefrou e Moulay Yaâcoub, alla presenza del direttore della DDC Fabrizio Poritti, che non ha mancato di sottolineare l'interesse e l'importanza di questo genere di progetto sul piano umanitario. «Il nostro intervento in Marocco riguarda in particolare la gestione dei rischi e delle catastrofi, nonché la migrazione transizionale, relativa ai marocchini e ai subsahariani», spiega, in un discorso pronunciato durante le due cerimonie.
In effetti, il progetto avviato tre anni fa consiste nella formazione di soccorritori volontari in grado di intervenire al momento zero del rischio, ovvero il tempo che separa l'inizio della catastrofe e del rischio dall'arrivo dei professionisti, ufficialmente incaricati della gestione del rischio. I responsabili del progetto hanno anche pensato di mettere in atto dei container di materiali dedicati al soccorso delle vittime durante le catastrofi eventuali.
Durante questa prima fase, il progetto ha potuto formare una sessantina di soccorritori volontari a Sefrou e una cinquantina a Moulay Yaâcoub. Se a Sefrou la formazione ha beneficiato ai giovani dell'antica Medina, vista la loro prossimità e la loro attività sui luoghi, a Moulay Yaâcoub sono stati scelti gli impiegati della stazione termale. La scelta dei volontari target risponde al bisogno di prossimità del luogo sospetto e della possibilità di intervenire d'urgenza. «La prima diagnosi si fa tramite questi testimoni onnipresenti sui luoghi, ovvero questi giovani volontari formati per gestire tutte le tappe dell'intervento, in particolare prima dell'arrivo dei professionisti, la questione dell'urgenza degli interventi obbliga», ha precisato Ahmed Dahmani, direttore del progetto.
Per quanto riguarda la scelta delle città target, il progetto ha riguardato dapprima quattro zone di intervento, ovvero Fès, Meknès, Sefrou e Moulay Yaâcoub. La scelta di Sefrou, Fès, Meknès è dovuta all'esistenza di antiche Medine, spesso attraversate da oued e minacciate allo stesso tempo da inondazioni e crolli delle case. La strettezza dei vicoli spesso non permette l'accesso facile di mezzi, veicoli e materiali di soccorso.
L'esistenza di volontari soccorritori ben formati e conoscitori dei luoghi contribuisce a superare gli handicap del luogo e alla padronanza efficiente dei rischi. «Abbiamo beneficiato di sessioni di formazione avviate da esperti della Protezione Civile, per poter gestire la situazione di rischio e intraprendere le prime operazioni di soccorso», indica una giovane ragazza, proveniente dall'antica Medina di Sefrou.
Per quanto riguarda Moulay Yaâcoub, la scelta è soprattutto dovuta al fatto che questa antica città è edificata su un terreno in perpetuo movimento, con rischi di smottamenti. Il grande flusso di visitatori della stazione termale, per i bisogni terapeutici e di convalescenza, ha spinto i responsabili del progetto a dedicare una formazione agli impiegati di questa stazione termale. L'azione della DDC non conta di fermarsi qui, il progetto SVP riguarderà anche le città del Nord del Regno. «Progettiamo di estendere l'attività del progetto alle città del Nord del paese, in particolare Tangeri, Chefchaouen e Tétouan che ospitano anch'esse città antiche minacciate da rischi diversi, tra cui il crollo delle case», spiega M. Dahmani. L'esperienza svizzera resta importante e la sua messa a profitto rimane indispensabile.
Fornitore/Fonte : Sefrou.org